La carriera di Franco Piersanti inizia nel 1973 con Io sono un autarchico di Nanni Moretti. Compositore di musica applicata alle immagini, Piersanti ha realizzato più di cento colonne sonore affiancando importanti registi italiani e stranieri. Dopo tre David di Donatello, due Nastri d’argento e cinque Ciak d’oro, ci racconta il suo lavoro su Siccità, che nel 2022 ha vinto il premio Soundtrack Stars Award per la miglior colonna sonora a Venezia.
Da dove parte l’ispirazione per creare la musica abbinata alle immagini?
Parte da diversi punti e diversi momenti. Sicuramente dal dialogo con il regista, dal tipo di cose che ti può dire, come le dice, come ti racconta l’idea del film. Altrimenti ci si fa un’idea leggendo una sceneggiatura e, soprattutto, quando si cominciano a vedere i primi spezzoni girati che piano piano compongono il montaggio. Quello già è materiale piuttosto importante. Poi tutto può cambiare, però dalle idee nascoste in quel contesto lì già qualcosa comincia a germinare.
C’è qualcosa che l’ha ispirata particolarmente nella composizione della colonna sonora di Siccità?
Sì, è stato un film che aveva la particolarità di avere questa storia così acida, direi proprio per la mancanza di acqua e per la particolare luce schermo, che era proprio data dalla cura e soprattutto dall’alterazione che poi caratterizzava tutti i personaggi. C’era una specie di ondata di calore che prendeva un po’ l’immaginazione, molto riuscita come resa. Questo sicuramente mi ha dato il la per pensare a una musica che avesse un suo stridore, continuamente e durante tutto il film un suono particolare, non così confortante. Cosa che invece cambia quando, alla fine, tutto si scioglie con la pioggia. Difatti, secondo me, l’unico pezzo molto cantabile – spero lirico – è stato quello che si chiama Pioggia, proprio perché fa circolare di nuovo la vita.
Come è stato tematizzare il discorso ambientalista anche dentro la sua musica? Il film ha anche dei risvolti sull’attualità, si ritiene vicino a questa tematica?
Non c’era da parte mia una possibilità, né una capacità, né un’idea di dover far diventare un appello la musica. Io avevo soltanto il compito di dare una drammaturgia musicale a quella storia. È il feedback, semmai, che può lanciare un segnale forte. Mi ritengo vicino alla tematica, però se fai un film con un’idea precisa di essere un film di denuncia, di sensibilizzazione, allora forse puoi usare la musica con questo scopo. Io però ho seguito soltanto l’idea drammaturgica di legare alla pioggia un brano molto espressivo e molto lirico. Questo penso che possa significare già qualcosa rispetto al contrasto con la musica che si sente durante il film, che esprime invece la siccità, l’assenza di acqua.
Nella sua vita personale si sente vicino alla tematica del film? Quali sono i suoi pensieri personali riguardo all’avvicinarsi dell’estate?
Sono allarmato sinceramente. Sono allarmato perché non è una bella situazione, quella di essere così esposti al calore e a tutti i derivati del cambiamento climatico. Purtroppo mi sento molto molto esposto a questo.









