Leggenda Festival: incontro con Antonio Ferrara e Filippo Mittino 

Siamo stati ad Empoli, al Leggenda Festival dove, tra gli incontri organizzati, abbiamo avuto l’onore di assistere allo spazio dedicato allo scrittore e illustratore Antonio Ferrara e allo psicologo e psicoterapeuta Filippo Mittino che, in un piacevolissimo confronto che ha coinvolto anche il pubblico in sala, hanno presentato insieme il loro libro “Scherzare col fuoco – nella scuola e nell’educazione senza scottarsi”. Con loro, a condire il tutto, Marianna Cappelli, attrice, fotografa e moglie di Antonio Ferrara che, con la sua interpretazione, ha dato voce ad alcuni passi tratti dal libro.

Il testo è composto da microracconti scritti ed illustrati da Antonio Ferrara e commentati da Filippo Mittino e l’idea è quella, tramite l’unione tra narrativa e psicologia, di fornire una sorta di strumentario che possa servire da supporto all’insegnante.

Come si fa a non lasciare soli gli insegnanti? Con la narrativa e con la psicologia. Insieme.

Si parte dall’analisi del titolo, sicuramente provocatorio e ambiguo che nell’atto dello “Scherzare col fuoco” richiama implicitamente il mito greco di Prometeo, il ribelle coraggioso che sfida gli Dei rubando il fuoco per donarlo agli uomini.

È un po’ la stessa cosa che fa l’insegnante: ruba il sapere per donarlo ai ragazzi.

Il sottotitolo recita poi “Nella scuola e nell’educazione senza scottarsi” perché i bambini, gli adolescenti, sono sicuramente materiale incandescente. Delicato.

Il coraggio dell’insegnante: un mestiere sicuramente non per tutti.

Mittino ci dice che uno degli obiettivi del libro è quello di provare a far riflettere il lettore su quali siano gli aspetti relazionali e di apprendimento in una contemporaneità, la nostra, in cui si tende a dare troppa rilevanza al punto di vista tecnico ledendo quello relazionale.

“Si studia desiderando” ci dice Marianna Cappelli citando un passo tratto dal libro.

Ed è proprio così: l’insegnante, prima di tutto, ha il compito di incuriosire i ragazzi, di stimolare la loro curiosità. Di ascoltarli. Di avere una relazione di scambio con loro. L’aspetto primario è far sì che il bambino, il ragazzo, abbia voglia di imparare. Desiderio appunto.

Bisogna ascoltare, cercare di comprendere la diversità di ogni bambino.

A questo proposito Ferrara apre una parentesi parlandoci del progetto a cui si sta dedicando in questo periodo, intitolato “Manco mi nonno”. Titolo, tra l’altro, scelto proprio a partire da un commento di un ragazzo coinvolto nel progetto. Un progetto che, tramite la responsabilizzazione dei ragazzi, li fa sentire importanti.

Ma di che si tratta?

È un progetto che coinvolge direttamente il ragazzo, l’adolescente in prima persona. Funziona più o meno così: lo scrittore scrive un testo, un manoscritto che manda all’editore, il quale fa un editing di massima e poi lo invia tramite mail a una professoressa o a un professore di prima o seconda media. I professori presentano il manoscritto ai ragazzi che hanno il compito di appuntare attivamente sul testo non editato tutto quello che ritengono opportuno: modifiche, correzioni, suggerimenti, critiche al linguaggio…ecc. L’editore si incontra poi con l’autore e gli espone tutte le modifiche che i ragazzi hanno apportato al testo. Sorprendentemente l’autore troverà assolutamente utile questo lavoro e inserirà le modifiche necessarie proprio grazie al suggerimento dei ragazzi.

I nomi dei ragazzi che hanno contribuito all’editing sono inseriti e diventano così coautori del testo. Vediamo che in questo modo al ragazzo viene riconosciuto un valore. Il ragazzo si sente utile, partecipe di qualcosa.

 

“Ciascuno cresce solo se sognato” dice una poesia di Danilo Dolci.

E il compito più aulico per un insegnante, come anche per un genitore, è quello di sognare il bambino. Non sognare per lui ma sognare lui. Il che vuol dire captare le inclinazioni e non ostacolarle.

Bellissimo l’excursus in cui Antonio Ferrara ci parla della sua insegnante di lettere delle scuole medie che ha sognato lo scrittore e l’illustratore Antonio prima che lui stesso potesse farlo. E così quando il giovanissimo Ferrara, già artista a sua insaputa, consegnava il tema in brutta copia perché non aveva il tempo di ricopiarlo in quanto totalmente occupato a disegnare illustrazioni accurate accanto al testo, la sua professoressa lo sognava, lo vedeva, lo riconosceva. Non lo ostacolava in nome di un’uguaglianza che per natura non abbiamo ma assecondava la sua unicità.

“L’importante è lasciare un buon ricordo” suggerisce Mittino.

Quello dell’insegnante, come abbiamo già detto, non è un mestiere che possono fare tutti.

Eppure, il reclutamento dei docenti è una piaga che sta affliggendo il mondo della scuola: non importa più quanto sei portato per questo lavoro, la maggior parte delle persone lo sceglie perché è comodo.

Ed è proprio da qui che l’incompetenza trova il suo terreno fertile per crescere sempre di più.