Roma. Oggi il quartiere di Primavalle è un piccolo mondo che trasmette dignità e decoro, ma non sempre è stato cosi.

La storia di questa borgata racchiude in sé passaggi di prepotenza e degrado, ma anche una grande capacità di rinnovamento.

Le strade di Primavalle raccontano una forzatura urbanistica voluta dal regime fascista, in quegli anni ’30 in cui la propaganda andava di pari passo con l’apparenza ovunque, tranne che in periferia. E lì, ai limiti della città, arrivavano tutti coloro che non erano contemplati in questi piani di grandezza.

Primavalle nacque infatti con lo scopo di ospitare gli sfollati di Spina di Borgo, un piccolo agglomerato di case che sorgeva nei pressi della basilica di San Pietro. Visto dall’alto, questo rione prendeva la forma di una spina, che dalla piazza del colonnato si estendeva verso Castel Sant’Angelo.

Attraverso le viuzze era possibile arrivare direttamente a San Pietro, trovandosi all’improvviso di fronte alla sua maestosa bellezza.

Il regime fascista, però, pose fine a questa realtà, imponendo un’opera di urbanizzazione più in linea con le velleità monumentali tipiche dell’epoca: via della Conciliazione.

Le abitazioni di Spina di Borgo furono demolite e i loro abitanti dovettero ripiegare in periferia, dove Mussolini aveva promesso case dignitose ad attenderli.

L’edificazione di quella che oggi conosciamo come Primavalle iniziò quindi nel 1936 e le nuove costruzioni inglobarono le poche già esistenti in zona, per lo più strutture rudimentali, se non vere e proprie baracche.

L’inaugurazione ufficiale della borgata avvenne nel 1939 e ben presto fu chiaro come le promesse del regime sarebbero state disattese: fatiscenza e degrado circondavano i nuovi residenti, in un contesto fatto di fogne a cielo aperto e austeri blocchi di cemento.

Gli sfollati di Spina di borgo si trovarono catapultati in una realtà povera e, dove c’è miseria, c’è anche abbandono e delinquenza.

Annarella Bracci, 1950.

Una Primavalle decadente assiste impotente all’omicidio di Annamaria “Annarella” Bracci, una ragazzina di 13 anni figlia della povertà e della trascuratezza. Poco più che bambina, Annarella fu ritrovata in un pozzo e non fu mai possibile stabilire se fosse stata violentata. La sua morte scosse molto l’opinione pubblica, accendendo un riflettore sul profondo disagio di una zona di Roma colpevolmente abbandonata a se stessa. Ma l’attenzione scemò presto, lasciando Primavalle nel suo isolamento e la morte di Annarella senza un colpevole.

Rogo di Primavalle, 1973

Una delle notti più immonde dell’Italia del dopoguerra ha come scenario Primavalle. Le fiamme divamparono nell’appartamento di una casa popolare dove viveva Mario Mattei, segretario della sezione «Giarabub» del Movimento Sociale Italiano. Con lui la moglie e sei figli. Riuscirono a mettersi in salvo solo alcuni di loro: Virgilio, 22 anni, si attardò nell’estremo tentativo di trarre in salvo suo fratello Stefano, 10 anni.

Persero la vita entrambi, divorati dal fuoco. Nel 2023 saranno passati 50 anni dal rogo di Primavalle e nessuno dei colpevoli individuati ha mai pagato per questo abominevole delitto.

Le madri di Primavalle, 1981.

Erano gli anni ’80, l’eroina scorreva a fiumi nelle strade di Roma, soprattutto nelle periferie dove la legalità si sfaldava sempre di più. Alcune madri, con i figli tossicodipendenti, occuparono una palestra di Primavalle e si rinchiusero lì per settimane. Un disperato tentativo di salvezza, di disintossicazione e di rinascita. Ma anche una protesta contro le istituzioni che li avevano abbandonati, un grido di rabbia che porterà le “madri coraggio” di Primavalle fino alle pagine della stampa internazionale.

 

Infine, Primavalle oggi.

Colori, pulizia, aree verdi, teatro: Primavalle oggi rappresenta un esempio di come la borgata possa diventare quartiere, mantenendo il suo aspetto popolare che la rende attraente e vivibile.

I ritmi frenetici della metropoli sembrano lontani e la sensazione di decoro è la prima che compare.

Ci si può permettere il lusso di perdere la cognizione del tempo, tra i viali che si intersecano all’ombra degli alberi o stando seduti in un bar, intenti a guardare il quartiere che vive.

I palazzi, una volta anonimi e scalcinati, oggi sono ricoperti da colorati murales, grazie all’impegno del gruppo Muracci Nostri. La street art fa da collante in una zona che è riuscita a riscattarsi e che offre servizi e uno spiccato senso del bello. Tra i blocchi di cemento sorgono giardini curati, accoglienti; ognuno personalizza il proprio ingresso di casa rendendo lo sguardo di insieme ancora più apprezzabile.

E i barbecue lì, posizionati in mezzo ai giardini condominiali, raccontano la storia di come ancora esista un forte senso di comunità tra chi abita in questi palazzi.

Stefano e Virgilio vivono ancora, in un giovane albero piantato in loro memoria; Annarella è sempre lì vicino, grazie al murale che le hanno dedicato.

Il ricordo di ciò che fu Primavalle alle origini, però, inizia finalmente a sbiadire, sotto i colpi di pennello di chi vuole costruire un futuro migliore.