di Maria Vittoria Massarin

Per raccontare di mafia, si sa, serve coraggio.

Ma non basta.

Serve anche avere contezza di ciò di cui si parla e una particolare attitudine allo studio unita alla voglia di ricercare sempre la verità, a tutti i costi.

È proprio questo che dal 2014 al 2021 hanno fatto Cristiano Barbarossa e Fulvio Benelli, che per 7 anni hanno cercato di districarsi fra inchieste giudiziarie, intercettazioni telefoniche e ambientali, atti giudiziari, viaggi in loco e incontri con chi poteva portarli quanto più vicini alla realtà che volevano raccontare. Da questo loro lavoro è nato “Crimine Infinito”, un romanzo che parla di uomini alle prese con la mafia calabrese, con la ‘Ndrangheta, talvolta alla ricerca di riscatto, altre volte attirati dai compromessi.

La copertina, degna di figurare nel catalogo di Netflix dedicato ai film sci-fi, non deve ingannare. “Crimine Infinito”, purtroppo, è tutt’altro che fantascientifico. Già dal titolo si evince infatti il primo elemento di contatto con la realtà: “Crimine-Infinito” fa riferimento all’omonima maxi-operazione delle Direzioni Distrettuali Antimafia contro la ‘Ndrangheta calabrese e le cosche milanesi affiliate iniziata nel 2003 e ancora parzialmente in corso.

La storia inizia nel 2007 – data della strage di Duisburg – per concludersi nel 2020 e segue la vita di Andrea Delvento, giovane capitano della Teramo calcio che, dopo un incidente, è costretto a tornare in Lombardia dove finirà in carcere. Mentre sconta la pena incontrerà Raffaele, che gli offre la sua protezione aprendogli di fatto le porte della ’Ndrangheta. Sarà Alberto Ricci, colonnello della caserma di Monza, a occuparsi del caso, ricostruendo pezzo per pezzo il puzzle delle attività mafiose nel Nord Italia. Protagonisti del libro, insieme ad Andrea, Raffaele e Alberto, sono anche un giornalista di Reggio Calabria, un magistrato depresso, un imprenditore brianzolo e sua moglie, e tanti altri che in comune hanno l’impossibilità di sottrarsi alla stretta morsa della mafia. A popolare le pagine del romanzo però non sono solo personaggi di fantasia. Ilda Boccassini, Giuseppe Pignatone e Nicola Gratteri sono solo alcune delle figure chiave che in questi anni si sono fatte portavoce della lotta alla mafia nel nostro paese che figurano anche nel romanzo.

Nella storia di Barbarossa e Benelli la linea sottile che separa realtà e finzione si percepisce tanto nei personaggi inventati quanto in quelli realmente esistiti. La potenza e struggente attualità di quello che i due scrittori abilmente raccontano è una necessaria doccia fredda sul mondo che, prendendo in prestito le parole di Aldo Onorati, rende il libro “un genere a sé stante un libro che ha il merito di prendere la cronaca ed elevarla, consegnandola alla Storia, come deve fare la letteratura civile, quella di denuncia. Con il suo stile asciutto ma al tempo stesso polifonico, il romanzo conquista il lettore grazie alla potenza espressiva, all’intreccio e ai significati sottesi che si delineano nella lettura. Il tutto senza rinunciare a essere popolare, nell’accezione più nobile del termine”.

La domanda – senza risposta – che accompagna tutta la lettura del romanzo, è la stessa che si fa Andrea, il protagonista, prima di giurare alla ’Ndrangheta, ed è la stessa che vi faccio io: quanto vale l’anima di un uomo?