Pronti ad essere rispediti al mittente coperti da teli bianchi come fossero cadaveri e infatti destinati ad essere interrati.

Così finisce la storia dei resti del villaggio rinvenuto a S.Marta proprio a ridosso della Tiberina a Capena nel tratto tra il centro commerciale Tiberinus e il centro Nissan.

È emerso dopo circa 800-1000 anni, è rimasto al sole per circa dieci, ora torna da dove è venuto. La Soprintendenza dopo averlo studiato,  ha deciso di impacchettare tutto con teli tecnici per preservarlo dall’aggressione del tempo sotto qualche metro di materiale di riempimento.

È la prassi quando il ritrovamento, pur se importante, a parere dei tecnici, non lo è tanto da meritare di restare in luce. Per di più quando per farlo è necessario un progetto costoso, come nel caso di S. Marta. Il villaggio romano attivo fino al medioevo insiste infatti su un terreno dove abita l’acqua, alcuni dicono sorgiva, e dunque la fruibilità del sito sarebbe legata alla presenza idrovore o opere di drenaggio oggi difficili da realizzare. 

Rispediti sottoterra dall’indifferenza

C’è poi l’indifferenza dei cittadini, dell’Amministrazione Comunale e il parere unanime di esperti e appassionati della storia locale. L’interramento è la miglior tutela, questa la tesi, rafforzata da un definitivo “visto che non ci sono soldi”. Insomma il coro a sostegno della copertura è stato pressoché unanime e l’ipotesi opposta, cioè rendere il sito bene pubblico disponibile, non ha scaldato i cuori di cittadini, sindaco ed esperti. Tutti accomodati dietro la scelta della potente Soprintendenza, anche i volontari della sezione Gar di Capena che pure avevano tentato, in un post, di differenziarsi, si sono poi prontamente adeguati. A breve sarà pubblicato un libro, e di un bene pubblico di grande valore, un pezzo importante della memoria della Valle del Tevere, resterà solo un po’ di carta.

La lunga schiera di centri commerciali ha vinto, quello è il futuro. Non c’è spazio per la memoria. Ma cosa torna sottoterra?

 

Questo è quello che rispediamo al mittente

Lo racconta “Fornaci da calce di epoca romana e medievale in territorio capenate, uno studio di 18 pagine firmato dalla ricercatrice Alessia  Savi Scarponi pubblicato nel 2014  su The Journal of Fasti Online organo dell’Associazione  Internazionale di Archeologia Classica . “Gli scavi in corso a S. Marta (Capena) hanno portato  in luce un lungo tratto di una viabilità che si distacca dalla Tiberina antica e si dirige verso la sponda del Tevere puntando in direzione di un’area ove una segnalazione conservata nell’Archivio colloca un  insediamento romano sepolto a circa quattro metri di profondità. Indagini preliminari in loc. S. Marta hanno portato alla luce numerose evidenze archeologiche, fra cui un  complesso edilizio a carattere residenziale con annesso un vasto ambiente, probabilmente funzionale all’immagazzinamento, con fasi edilizie databili tra la tarda età repubblicana e il basso impero, numerose sepolture, alcune monumentali, un mausoleo circolare racchiuso entro un recinto quadrangolare in opera reticolata  ed un sepolcro quadrangolare in tegole fratte datate tra IV-III a.C. e l’età medievale, un  tratto consistente della via Tiberina antica con fasi di utilizzo sino ad età medievale, una viabilità diretta verso le sponde del Tevere, una fattoria ellenistica, numerose canalizzazioni per il drenaggio delle acque di superficie. Il mausoleo è stato a più riprese completamente spogliato dei rivestimenti che, almeno in parte, sono finiti calcinati.  Dal mausoleo si genera anche un’altra viabilità diretta verso le sponde del Tevere; questa seconda strada potrebbe  indiziare il trasporto di materiali di recupero non calcinati verso il mercato romano ed implicare il funzionamento dello  scalo portuale ancora in età medievale. Durante il Medioevo l’approvvigionamento di materiale da costruzione e da calcinare è costituito in larga  parte dagli antichi fabbricati in rovina: residenze, edifici pubblici, strutture sepolcrali, strade; il fenomeno ha radici  più antiche, ma sembra dilagare dal IV secolo stando al numero di norme emanate allo scopo di arginare il fenomeno”.

Da questo antico abitato allora si predò ogni pezzo di marmo pregiato, il basolato delle strade e anche i calcinacci. Oggi rubiamo la sua presenza. Degli scavi impacchettati esiste, da qualche parte,  una ricca documentazione fotografica realizzata con un drone. Documenta del villaggio rifiutato. La Capena Città d’arte della Valle Tiberina privilegia i centri commerciali.

La comunità si è arresa, non ha nemmeno tentato di immaginare altro.