Una dea italica avvolta nel mistero, protettrice dei boschi, delle sorgenti, delle messi, aveva il compito di preservare tutto ciò che usciva dalla terra: rappresentava l’eterna primavera e la purezza delle acque. Celebrata dai poveri, dagli schiavi riusciti a liberarsi e dai malati. Madre di Erilo, il semidio con tre corpi e tre anime.

Parliamo di Feronia, divinità venerata dai Romani e dai Sabini anche come dea della fertilità.

Come rane in uno stagno

Platone nel Fedro definiva i popoli del Mediterraneo come rane in uno stagno: si sono copiati, migliorati e fatti le guerre per secoli. Igea era la corrispondente greca di Salus, simbolo del giusto comportamento dell’uomo e della prevenzione dalle malattie.

Salus

Salus era la Dea della salute, spesso raffigurata con una coppa d’acqua in mano e nell’atto di dissetare un serpente, simbolo della Madre Terra. Dunque, Salus nutriva, dissetava e si prendeva cura della terra, animali, piante e uomini.

I romani avevano molto rispetto della dea della salute: per prevenire le malattie usavano lavarsi molto spesso a differenza di ciò che accadrà nei secoli successivi alla caduta dell’Impero. Chiunque, dal più ricco al più povero, aveva accesso alle terme e all’acqua. Il culto termale, l’uso dell’acqua come fonte curativa e di prevenzione era molto sentito, spesso nelle colonie sorgevano più impianti termali all’interno della stessa città, uno per gli abitanti e l’altro per i viaggiatori.

Acquedotti, terme, bagni, impianti di canalizzazione e purificazione delle acque sorgevano in tutto l’impero, garantendo l’accessibilità all’acqua a tutti gli abitanti (cittadini e non) dell’impero.

Dea Salus
L’area sacra del Lucus Feroniae

La località sacra alla Dea Feronia si componeva di un boschetto sacro, un luogo di culto, una fonte d’acqua e una via sacra. Alla Dea Feronia venivano attribuiti numerosi poteri, tra i quali quello di guarire i malati e molti fedeli accorrevano al santuario per richiedere delle grazie alla Dea. Per questo, il santuario italico in età preromana era un luogo di grande prestigio e di notevole ricchezza, oro, argento, rame e gioielli erano solo una piccola parte delle ricchezze del santuario.

Gli dei erano temuti da tutto il mondo allora conosciuto e mai nessuno avrebbe osato profanare il tempio. Nessuno, tranne Annibale che, nel 211 a.C., saccheggiò il tempio dandolo alle fiamme.

I romani temevano fortemente la minaccia cartaginese, soprattutto Annibale, Livio nelle sue Storie riporta:

“una malafede peggio che cartaginese, nessun senso del vero, né del sacro, nessun timore degli dèi, nessun rispetto per i giuramenti, nessuno scrupolo di coscienza”.

Dai romani era visto come il male in persona.

La colonia

Una distesa di macerie. Ecco cosa rimaneva delle bellezze della nostra Penisola dopo il passaggio di Annibale. Nonostante questo, il santuario venne riedificato nei secoli successivi, tuttavia tra le guerre interne alla città di Roma, le campagne militari volte alla costruzione di quello che sarà l’Impero, il luogo viene lasciato un po’ all’abbandono e non è più fiorente come una volta.

Durante l’età di Silla venne riedificato il Foro con il nuovo tempio dedicato a Salus Frugifera, la divinità sostituente del culto preromano di Feronia.

Perché noi continuiamo a chiamare il sito Lucus Feroniae?

Nel 59 a.C., quando Cesare deciderà di stabilirsi con il suo esercito nel sito, progettò quella che definì: “Colonia Iulia Felix Lucus Feroniae“. Mai portata a termine dal condottiero romano.

Augusto aveva a cuore i progetti del suo prozio, sia per la stima che nutriva nei suoi confronti, che per la sua forte propaganda politica di ripresa delle antiche origini di Roma. Quale era il modo migliore per dimostrare ai nostri antenati, abitanti dei nostri territori, quanto avesse a cuore il culto della Dea più amata delle nostre zone? Finanziando la ricostruzione e soprattutto la valorizzazione della zona.

La politica di Augusto era di forte stampo conservativo, uno dei suoi pilastri era la ripresa degli antichi culti, per questo decise di lasciare il toponimo Fenoniae nel nome della colonia.

La visita al sito

Il sito ha la notevole particolarità di aver conservato molte delle strutture di età imperiale, come ad esempio il quartiere forense con l’impianto termale, l’anfiteatro e le terme della via Capenate dislocate esternamente rispetto al cuore della città.

Il sito è visitabile dal martedì alla domenica con orario 08.30-19.00. L’ingresso è libero.