Vigor Rignano

Se il 29 maggio scorso passavi a Rignano Flaminio trovavi un paese deserto. Nessuno per strada, silenzio per le vie. Uno striscione, giù al corso, provava a dare un indizio: “Ore 11.00. Appuntamento con la storia”. E gli appuntamenti, certi appuntamenti, non possono che essere allo Stadio. Anzi, al Campo Pietro Bruno Rasi, per la precisione. Ma le macchine, per trovare parcheggio, arrivavano alla stazione. In scena c’era Vigor Rignano contro Manziana, ultimo capitolo di un campionato infinito. Chi perde, finisce terzo. Chi vince, è primo.

Non ho mai visto una cosa del genere. Ci saranno state più di mille persone, tra spalti e bordocampo. Ci siamo goduti il paese e il paese ci ha riconosciuto un merito”. A parlare è mister Pietro D’Achille, che al termine di quella partita alzerà al cielo, insieme alla sua squadra, il titolo di campioni di Seconda Categoria. 5 a 0, il risultato finale, ultimo tassello di una stagione da protagonisti che non poteva che finire così. Lo dicono i numeri: primo posto a 54 punti, miglior attacco della competizione con 73 reti e miglior difesa del Girone D, con solo 24 gol subiti.

Un successo, però, che è solo la punta di un iceberg fatto di idee, di spirito di squadra, di progettazione e programmazione, di sconfitte e di vittorie, di emergenze e di rimonte. Ce lo siamo fatto raccontare, in questa intervista, da Pietro D’Achille, che dopo i gol da centravanti adesso ha deciso di vincere anche da allenatore.

Pietro D'Achille, allenatore della Vigor Rignano, alza al cielo il trofeo della Seconda Categoria
Pietro D’Achille, allenatore della Vigor Rignano, alza al cielo il trofeo della Seconda Categoria

Partiamo dalla fine, non poteva esserci un finale di verso a questo campionato o sbaglio?

Non sarei riuscito a scrivere un finale migliore. È stata una cavalcata impressionante, siamo partiti subito forti, avevamo fame, psicologicamente eravamo entrati in un loop positivo. Però quando le vinci tutte si innesca qualcosa, a livello mentale, che ti può anche frenare, perché basta steccarne una per metterti in discussione. E noi quest’anno ne abbiamo vissute di ogni tipo. Siamo arrivati ad avere 10 assenze in una partita. Il nostro terzo portiere, Alessandro Sisti, ad un certo punto del campionato si è ritrovato da solo, con il primo ed il secondo infortunati ed alla fine ha fatto 16 partite, dimostrando impegno, serietà e facendo sacrifici enormi. Questo è essere una squadra signori miei.

Il tutto, poi, durante l’emergenza Covid 19.

Quando hanno riaperto al calcio siamo stati i primi a tornare ad allenarci, avevamo troppa voglia. Arrivavamo al campo già cambiati, senza usare gli spogliatoi, senza fare partitelle. Ma dovevamo tornare sul campo. Anche perché il Covid ci ha bloccato per ben due volte. Questo è il nostro terzo anno, abbiamo iniziato dalla Terza Categoria: siamo stati sempre primi, poi il campionato chiude, siamo ammessi in Seconda ma senza vittoria. L’anno successivo il campionato riparte e dopo una partita di nuovo si blocca. Quest’anno invece non poteva fermarci nessuno, neanche la pandemia.

Da quanto mancava un successo di questo tipo a Rignano?

Dal 1998, il Presidente era Franco Benigni e in panchina c’era Mister Volonté, sempre in Seconda Categoria. Ma era una squadra diversa, la dirigenza fece grandi investimenti e gran parte di quella squadra era fatta di calciatori di fuori, la magia nostra invece è stata proprio questa: essere tutti del posto, tutti di qui.

Com’è stato il passaggio dal campo alla panchina, da attaccante ad allenatore?

È stato bello perché si è creata un’alchimia pazzesca, alla fine non è facile stare agli ordini di quello che fino al giorno prima era il tuo compagno di squadra, ma con i ragazzi si è creata una sinergia unica, fatta di grande rispetto dei ruoli. Il salto da campo a panchina, poi, l’ho fatto con il Faleria, subentrando a mister Fidanza, ottenendo tra l’altro una salvezza per niente scontata. Poi, tre anni fa, la scelta di far ripartire un progetto a Rignano.

Dove hai creato un mix particolare. La cosa che stupisce, leggendo le formazioni della Vigor Rignano, è proprio la presenza nello stesso undici di giovanissimi e di gente esperta, prodotti del vivaio e calciatori che hanno fatto le categorie. È stato questo il vostro segreto?

Abbiamo messo in campo i 2000, 2001 ed i 2002, abbiamo in squadra 9 under, che sono stati bravi a farsi guidare. I più giovani vanno protetti, coccolati e quando sbagliano non devono essere messi da parte. Anzi, devono sbagliare per crescere. Ma quando hai gente come Francesco Grigoriu, classe 2000, che prima di entrare in campo mi dice “capo, dimmi quello che devo fare e io lo faccio”, oppure Giordano Tonanzi, ex Primavera del Frosinone, che fa sparire la palla come pochi, è tutto più facile. Poi è stata fondamentale la vecchia guardia della Vigor Rignano, penso a Capitan Mallo, Mauro Cecchini, leader buono, capitano silenzioso, più alla Totti che alla De Rossi, oppure a Bobbo, Alessio Bellesi, Pito Giampietro Capotondi o Daniele Di Ludovico, Pietro Satta, Danilo Scarinci, Giovanni Allegretti, Luca Rucco, Manuel Cellitti, Alessio Lazzari, Gabriele Berillo, Marco Santini, Roberto Sensi. Ma tutti i ragazzi sono stati fondamentali. Siamo stati tutti vecchi quando serviva essere vecchi, saggi, e giovani quando serviva essere giovani e divertirsi insieme.

Pietro D’Achille, allenatore della Vigor Rignano, alza al cielo il trofeo della Seconda Categoria

Giovane come la dirigenza che ha fatto ripartire il progetto.

Grande merito va dato a loro: Angelo Di Lucantonio presidente, Maurizio Conte vice-presidente, Luigi Lazzari e Giampietro Capotondi soci fondatori, ragazzi che hanno preso la società senza proclami, ma con l’obiettivo di riportare gente allo stadio, di avvicinare di nuovo i rignanesi al calcio.

Non solo prima squadra, ma anche giovanili, giusto?

Sì, la Vigor Rignano vanta circa 180 ragazzi iscritti, tornei vinti a Riano, a Cittareale, a Vasto, a Castelnuovo. Merito anche del Responsabile dell’attività di base, Daniele Fortuna, e dei tanti istruttori giovani che hanno fatto un lavoro incredibile. Non possono non nominare il Responsabile dell’agonistica Amedeo Di Ludovico oppure Angelo Paterniani, che oggi non è più in dirigenza ma l’impostazione del progetto è anche frutto del suo lavoro, un progetto che mette al primo posto la crescita dei ragazzi e solo poi il risultato.

Torniamo al campionato mister, a parte l’ultima contro il Manziana, qual è stata la partita che porterai nel cuore?

Domanda tosta, dico la sfida con il Canale Monterano al ritorno al campo loro. Venivamo da una sconfitta importante, avevamo messo in dubbio le nostre certezze e avevamo tante assenze. Decido di cambiare modulo, passando da un 4-2-3-1 a un 3-4-3. Ecco, lì abbiamo iniziato a credere in un qualcosa di diverso che fino a quel momento non avevamo avuto bisogno di ricercare. Già all’andata eravamo andati sotto di 3 gol e riuscimmo a rimontare, 3-1, 3-2, 3-3. Segnammo anche il gol della vittoria, ma ce lo annullarono in un modo assurdo. E sono convinto che in quella partita abbiamo creato le basi per vincere il campionato. Anche se l’emozione più forte è stata un’altra.

Quale?

Faccio una premessa, noi siamo stati i primi tifosi da bambini del Rignano ed in quella squadra che noi andavamo a tifare c’erano tre amici, per noi idoli: Anima, Tita e Alo, che è venuto a mancare giovanissimo. Durante il riscaldamento, all’ultima di campionato, gli occhi mi cadono verso la tribuna e vedo arrivare, Anima e Tita insieme, mi rigiro velocemente dando le spalle alla tribuna ma in automatico qualcosa mi porta a girarmi nuovamente per vedere dove fosse il terzo del gruppo, il caro Alo. Ho ancora i brividi se ci ripenso, non nascondo che una lacrima è anche scesa dagli occhi già carichi di emozione per la partita. Nei giorni successivi alla partita, mentre stavamo festeggiando, mi avvicino ad Anima e glielo racconto e lui mi risponde. “Guarda che domenica Alo c’era, abbiamo il seggiolino con il suo nome ed è sempre qui in tribuna a sostenervi”. Ecco, come fai a spiegare una cosa simile?

 

Noi ci abbiamo provato, tra appuntamenti con la storia e abbracci con un intero paese. Perché non sarà mai solo una partita. E per un pomeriggio il Pietro Bruno Rasi di Rignano era più bello del Santiago Bernabeu.