di Maria Vittoria Massarin

 

“Ogni tre pianti scrivo una poesia

Dopo aver negli altri due

Trovato di che riempire l’ennesimo bicchiere.

E ogni tre versi ho lasciato una riga

Per convincermi che sia davvero arte

E non un altro sproloquio che tu non leggerai.” 

Questo mese la recensione dell’opera prima della rubrica “Profumo di Libri” inizia così, con le ultime due strofe di “Ogni tre”, una tra le poesie che più ho apprezzato di “L’amore è uno stato d’alcol”. Quando si parla di poesia poi, non c’è modo migliore di farlo che non sia leggere e lasciare che le parole si adagino dove più ritengono giusto. È proprio così che hanno fatto mentre leggevo le poesie della raccolta di Paolo Palladino, giovane romano classe ’97 che a febbraio scorso ha pubblicato il suo primo libro, edito da Edizioni Efesto.

Trentotto componimenti intensi che per essere letti richiedono la stessa cura che si riserva alla persona amata. Una tacita intesa fra il lettore e l’autore, siglata nel momento in cui si tiene per la prima volta in mano questo libro, piccolo solo nelle dimensioni. Le poesie sono il frutto del lavoro di diversi anni, ma la storia dietro alla pubblicazione della raccolta è più recente, e merita di essere raccontata. Qualche mese prima della pubblicazione ufficiale, due amiche di vecchia data di Paolo decidono di mettere insieme alcune delle sue poesie per dare vita alla prima raccolta fisica di suoi componimenti. Il regalo perfetto per qualsiasi aspirante scrittore, che subito dopo averlo ricevuto affidava a un post su Facebook queste parole:

I sogni si scelgono quando si è piccoli. Poi capita che a volte il tempo ti nasconda le chiavi del cassetto in cui li hai riposti, e si rischia di perdere la forza di provare a riaprirlo. C’è bisogno allora di qualcuno che ti stia accanto e ti ricordi che lì dentro c’è qualcosa di prezioso che non devi lasciarti sfuggire.

Qualche mese dopo il sogno di cui Paolo parlava è diventato realtà. Settantaquattro pagine, trentotto poesie e sette dediche, abbracciate da una copertina che riassume alla perfezione il titolo – seppur rendendo omaggio alla copertina scelta inizialmente dalle due amiche – e “L’amore è uno stato d’alcol” era pronto per le librerie.

L’emozione di poter parlare dell’opera di un mio coetaneo è tanta, proporzionale solo all’emozione provata nel leggere e assaporare ogni verso. Perché quello che Paolo forse non sa nemmeno di aver regalato ai suoi lettori sono trentotto inconsapevoli sedute d’introspezione, che una volta finite di leggere diventano lezioni di vita e assumono i contorni di una consapevolezza: nessuno di noi è esente dalle pene d’amore e tutti possiamo in qualche modo vedere quello che proviamo riflesso in quello che provano gli altri. Paolo conduce abilmente il lettore in un dantesco viaggio alla scoperta dei mille volti dell’amore, affrontandoli tutti di petto senza esitazione alcuna, diventando guida ed esploratore al tempo stesso, dando vita a un libro perfetto per tenere compagnia a chiunque senta il bisogno di ritrovarsi e capire emozioni che troppo spesso non comprendiamo fino in fondo.